Ricordate la suoneria di un Nokia 3210? O la voce robotica del gioco grillo parlante? O il terribile e insopportabile rumore della stampante ad aghi? No? Beh, tranquilli, nulla è andato perduto grazie a Charles che ha raccolto per i posteri una gamma di suoni che altrimenti non sarà più possibile ascoltare, a meno che al mondo tutto touch si preferisca una vecchia consolle Nintendo o un Game boy… Ma dove si potranno mai recuperare questi gadget tecnologici in futuro? Intanto chi, come me, ricorda i suoni citati sopra, può andare a rinfrescare la propria memoria visitando il sito The Museum Of Endangered Sounds: cliccando o toccando le immagini potrete ascoltare il suono, cliccate di nuovo per farlo smettere, oppure ascoltate più suoni in contemporanea cliccando un’immagine dopo l’altra. Buon divertimento! High-res

Ricordate la suoneria di un Nokia 3210? O la voce robotica del gioco grillo parlante? O il terribile e insopportabile rumore della stampante ad aghi? No? Beh, tranquilli, nulla è andato perduto grazie a Charles che ha raccolto per i posteri una gamma di suoni che altrimenti non sarà più possibile ascoltare, a meno che al mondo tutto touch si preferisca una vecchia consolle Nintendo o un Game boy… Ma dove si potranno mai recuperare questi gadget tecnologici in futuro? Intanto chi, come me, ricorda i suoni citati sopra, può andare a rinfrescare la propria memoria visitando il sito The Museum Of Endangered Sounds: cliccando o toccando le immagini potrete ascoltare il suono, cliccate di nuovo per farlo smettere, oppure ascoltate più suoni in contemporanea cliccando un’immagine dopo l’altra. Buon divertimento!

Le illustrazioni di Fab Ciraolo ritraggono icone immortali come il Che, Salvador Dalì, Pablo Picasso, Frida Kahlo, le sfortunate Lady D e Marilyn Monroe, Liz Taylor/Cleopatra seminuda con un tatuaggio della band Justice: pose e look decisamente attuali, dettagli che rimandano alla visione modaiola del mondo di oggi, un po’ hipster, un po’ finto trasandato, quel mix riciclato di anni 80 e grunge che spopola tra le nuove generazioni.

Sit, collezione “Noir”.

Dopo aver lavorato per grandi aziende commerciali come creativo digitale, Sit nel 2008 cambia vita e mestiere e si dedica all’arte. Queste opere fanno parte della collezione “Noir” in cui Sit racconta con un bianco e nero potente la bellezza degli animali e di come essa venga utilizzata per esprimere la vanità umana.

Da Sit

With ‘Noir’ Sit returns to his bold black & whites, examining the troubled relation between the animal kingdom and mankind even closer. This time around his work is focused on the magnificent beauty of the beast and the way it is used to serve the vanity that is intricate to humanity.

The result is a haunting series that is simultaneously sexy and morbid. The sensual textures of fur and feathers are juxtaposed with pale animal skulls and soft female curves to illustrate the malicious blackness gnawing away at the edges of our sense of beauty.

Un viaggio nel tempo con Mr. Pringles

L’evoluzione del logo delle Pringles dal 1968 a oggi.

Il primo è stato usato dal 1968 al 1979, il secondo dal 1978 al 1986, il terzo dal 1986 al 1996, il quarto dal 1996 al 2002, il quinto dal 2002 al 2009 e infine il sesto logo, attualmente in uso.

Per gli addetti ai lavori è sempre interessante scoprire la storia grafica dei loghi dei colossi aziendali sparsi sul pianeta, ma sono d’accordo con quello che scrivono sul blog di Rivington design house ovvero “Now that’s food for thought -but please don’t actually eat this kind of garbage, it’s not really food”, trad. Quando la fame chiama, meglio un bel panino con il prosciutto ; )

By by Mr. Pringles

Paleointernet. Il viaggio di due artisti americani nel mondo dimenticato di Geocities, l’adolescenza del web, in cui i siti erano colorati, illeggibili e pieni di Gif

C’è stato un tempo, nemmeno tanto lontano, in cui fare siti con sfondi finto-marmo e Gif animate pixellate era non solo ok ma altamente consigliato. La norma. Erano gli anni Novanta e la Rete era ancora una cosa strana, fisicamente legata al telefono di casa – si collegava il computer alla presa telefonica – tanto che se qualcuno alzava la cornetta mentre l’utente era connesso, tutto svaniva. Si doveva ricominciare da capo e risorbirsi il lamento del modem. Nel 1995, agli albori di internet, due imprenditori, David Bohnett e John Rezner, fondarono la Beverly Hills Internet che avrebbe poi cambiato nome in Geocities, diventando nel giro di quattro anni il terzo sito più visitato del mondo.

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Instagram: font, numeri e insegne

Una selezione di profili Instagram che raccontano le mille applicazioni grafiche: dalle inconfondibili insegne di Las Vegas al numero fatto con lo stencil su un muro, dalla targa rovinata e arrugginita al logo della metropolitana di Londra….

Le innumerevoli forme e le infinite applicazioni dei caratteri.

Ecco i link:

Colorbyspiegel

Styphl

Chrononumbers

Type_vs_time

Business card, corporate identity by Alexis Rom Estudio ::: Atelier Vostok

Sembra quasi impossibile che si possa costruire un progetto di identità e di corporate, offrendo al cliente un dispositivo di autoproduzione. L’effetto è rivoluzionario, ma concreto e praticabile. Il loro Get Up Printing Kit, ad esempio, è un giocattolo per l’immagine coordinata dove i parrucchieri e i clienti (pazzesco!) della Peluquería Get Up di Barcellona, per cui è stato realizzato, possono divertirsi a lasciare la propria impronta e costruire insieme l’identità del negozio. Perché timbrare è il modo più immediato per stampare, ma è anche lasciare un segno, tracciare relazioni tra gli oggetti e le immagini, misurarsi con la tecnica e il caso” – M. Piazza, Nasi e impronte, in Abitare 484, 2008

It seems almost impossible that a corporate identity project can be constructed by offering the client a homemade slide. The effect is revolutionary, concrete and practical. Claude Marzotto and Alexis Rom’sGet Up Printing Kit is really a corporate image toy enabling stylists and customers at the Peluquería Get Up hair salon in Barcelona (for whom it was made) to have fun leaving their personal imprint and sharing in the construction of the shop’s image” – M. Piazza, Noses and imprints, in Abitare 484, 2008